L’etimologia della parola stagione risulta incerta, oscillante tra due parole latine, statiónem (“atto di stare”, “fermata”) e satiónem (“atto di seminare”). Il ritmo delle stagioni scandisce da sempre la vita umana, se credete è la parte “culturale” del nostro senso del tempo - è il periodo dell’anno dedicato a una particolare semina: ci accompagna da quando abbiamo iniziato a scegliere di riunirci in comunità, raccolte in piccoli villaggi, che poi si son fatti città.
Per questo anche la mitologia, nata proprio per “raccontare” i fenomeni della natura agli uomini più semplici, spiega il fenomeno dell’alternarsi delle stagioni attraverso il mito di Demetra, dea delle messi, dei raccolti.
Demetra, dea della fertilità, era la madre di Persefone.
Un giorno Ade, re dell’Oltretomba e signore dei morti, vide Persefone, se ne innamorò e la rapì, trascinandola con sé nel suo mondo sotterraneo per sposarla. Quando Demetra si accorse che la figlia era scomparsa, disperata, prese a cercarla ovunque. Dopo dieci giorni di ricerche forsennate, Elio, il Sole, le rivelò la verità: tua figlia è stata rapita, è negli Inferi, adesso, ed è sposa del loro dio Ade. Furiosa, Demetra abbandonò l'Olimpo e, pazza di dolore, per vendetta decise che la terra non avrebbe più dato frutti, così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia.
Fu allora che Zeus intervenne: ordinò ad Ade di restituire Persefone alla sua casa.
Ade obbedì, ma prima di rimandare colei che era ormai sua moglie sulla terra, compì un prodigio per impedirle di rimanere per sempre nel regno della luce, lontano da sé. Le fece mangiare un seme di melograno quando lei ancora era nel regno dei morti: per il potere di questo frutto, la costrinse a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo.
Fu così che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone sarebbe stata nel regno dei morti, sul mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all'autunno e all'inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all'estate.
Ecco: le mezze stagioni non sono mai esistite - le stagioni sono due: quella fredda (da Ottobre a Marzo) e quella calda (da Aprile a Settembre). Si parla di primavera e autunno, ma in realtà, con anticipi o ritardi, è solo l'inverno che cede il passo all'estate e viceversa.
L’astronomia ha poi portato a dividere l'anno in 4 stagioni, ma si potrebbe dividerlo in 6 o addirittura 12: ogni mese ha infatti le sue caratteristiche.
Molti luoghi comuni sono instabili nel tempo e nello spazio, legati a una determinata epoca e alle dinamiche sociali e culturali. Non quello sulle mezze stagioni: già Leopardi nello Zibaldone (1817-32) scriveva: "Egli è pur vero che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune, che i mezzi tempi non vi son più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre, che in sua gioventù, a Roma, la mattina di Pasqua di Resurrezione, ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno dì impegnar la camiciola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’ inverno".
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sabato 22 ottobre 2016
“I miti sono fatti perché l'immaginazione li animi.” ALBERT CAMUS
L’etimologia della parola stagione risulta incerta, oscillante tra due parole latine, statiónem (“atto di stare”, “fermata”) e satiónem (“atto di seminare”). Il ritmo delle stagioni scandisce da sempre la vita umana, se credete è la parte “culturale” del nostro senso del tempo - è il periodo dell’anno dedicato a una particolare semina: ci accompagna da quando abbiamo iniziato a scegliere di riunirci in comunità, raccolte in piccoli villaggi, che poi si son fatti città.
Per questo anche la mitologia, nata proprio per “raccontare” i fenomeni della natura agli uomini più semplici, spiega il fenomeno dell’alternarsi delle stagioni attraverso il mito di Demetra, dea delle messi, dei raccolti.
Demetra, dea della fertilità, era la madre di Persefone.
Un giorno Ade, re dell’Oltretomba e signore dei morti, vide Persefone, se ne innamorò e la rapì, trascinandola con sé nel suo mondo sotterraneo per sposarla. Quando Demetra si accorse che la figlia era scomparsa, disperata, prese a cercarla ovunque. Dopo dieci giorni di ricerche forsennate, Elio, il Sole, le rivelò la verità: tua figlia è stata rapita, è negli Inferi, adesso, ed è sposa del loro dio Ade. Furiosa, Demetra abbandonò l'Olimpo e, pazza di dolore, per vendetta decise che la terra non avrebbe più dato frutti, così la razza umana si sarebbe estinta nella carestia.
Fu allora che Zeus intervenne: ordinò ad Ade di restituire Persefone alla sua casa.
Ade obbedì, ma prima di rimandare colei che era ormai sua moglie sulla terra, compì un prodigio per impedirle di rimanere per sempre nel regno della luce, lontano da sé. Le fece mangiare un seme di melograno quando lei ancora era nel regno dei morti: per il potere di questo frutto, la costrinse a farvi ritorno, ogni anno, per un lungo periodo.
Fu così che Demetra decretò che nei sei mesi che Persefone sarebbe stata nel regno dei morti, sul mondo sarebbe calato il freddo e la natura si sarebbe addormentata, dando origine all'autunno e all'inverno, mentre nei restanti sei mesi la terra sarebbe rifiorita, dando origine alla primavera e all'estate.
Ecco: le mezze stagioni non sono mai esistite - le stagioni sono due: quella fredda (da Ottobre a Marzo) e quella calda (da Aprile a Settembre). Si parla di primavera e autunno, ma in realtà, con anticipi o ritardi, è solo l'inverno che cede il passo all'estate e viceversa.
L’astronomia ha poi portato a dividere l'anno in 4 stagioni, ma si potrebbe dividerlo in 6 o addirittura 12: ogni mese ha infatti le sue caratteristiche.
Molti luoghi comuni sono instabili nel tempo e nello spazio, legati a una determinata epoca e alle dinamiche sociali e culturali. Non quello sulle mezze stagioni: già Leopardi nello Zibaldone (1817-32) scriveva: "Egli è pur vero che l'ordine antico delle stagioni par che vada pervertendosi. Qui in Italia è voce e querela comune, che i mezzi tempi non vi son più; e in questo smarrimento di confini, non vi è dubbio che il freddo acquista terreno. Io ho udito dire a mio padre, che in sua gioventù, a Roma, la mattina di Pasqua di Resurrezione, ognuno si rivestiva da state. Adesso chi non ha bisogno dì impegnar la camiciola, vi so dire che si guarda molto bene di non alleggerirsi della minima cosa di quelle ch’ei portava nel cuor dell’ inverno".
sabato 4 luglio 2015
SALENTO 97 : SUPERSANO UNO DEI 97 SPLENDIDI COMUNI DELLA PROVINCIA DI LECCE
SUPERSANO è proprio uno dei 97 Comuni della Provincia di Lecce e proprio oggi e domani si celebra una delle feste più importanti nel basso Salento che è quella della Madonna di Celimanna, che si celebra solennemente nella cittadina di Supersano la prima domenica di LUGLIO di LUGLIO .
Supersano da secoli, ha una profonda devozione verso Maria Santissima, che venera, sotto il titolo della Celimanna; una devozione che è entrata nella storia non solo religiosa, ma anche civile della città; che ha dato origine e forma a manifestazioni religiose e popolari, che fanno parte ormai del patrimonio culturale del popolo di Supersano.
Sueprsano è una cittadina che si esalta e si ritrova nella sua Patrona, sente la Madre di Dio particolarmente vicina, da Maria si sente protetta e difesa.
La cripta della Madonna di Celimanna presenta suggestivi affreschi murali del XIII secolo e didascalie in lingua greca e latina; si trova alla sommità del cimitero di Supersano accanto al bellissimo santuario costruito nel 1746 da un principe romano il quale, scampato ad una malattia per l’apparizione di Maria, che gli si rivelò col titolo di Celimanna, volle andare nel luogo caro alla Vergine.
La leggenda narra che il suo cavallo si inginocchiò una prima volta all’entrata del paese, poi sulla strada che porta alla serra e una terza volta nel luogo dove il principe volle costruire il santuario, a perenne riconoscenza per la guarigione avuta.
La Madonna di Celimanna o Coelimanna, protettrice di Supersano, viene ricordata la prima domenica di luglio, quest’anno il 7 luglio; i festeggiamenti presentano alcuni elementi comuni ad ogni altra festa, quali luminarie, concerti bandistici, gare pirotecniche, ma anche elementi particolari, come le danze popolari di pizzica, le esposizioni e le fiere dell’artigianato locale e nazionale.
Il nome “Celimanna” deriva dal fatto che la manna era il cibo che, secondo la Bibbia, era piovuto dal cielo agli ebrei, mentre si trovavano nel deserto alla ricerca della terra promessa. Il cursus storico della nascita e del progressivo sviluppo del culto in onore della Madonna di Celimanna da parte del popolo di Supersano, vede questa manna scendere dal Cielo per mezzo di Maria.
Alcuni strumenti che ancora oggi si possiedono quali opuscoli, libretti di preghiere e di devozione, novenari, immaginette, poesie e canti, in onore della Madonna di Celimanna, costituiscono un patrimonio ricco e vario della cultura e della religiosità della popolazione di Supersano. Infatti, questi sussidi e questi strumenti messi nelle mani dei fedeli, anche se spesso disomogenei nel linguaggio, nelle espressioni e nella forma, ma diffusi largamente tra il popolo credente, rappresentano la manifestazione di una tipica religiosità popolare nata al di fuori dei riti e delle parole prescritti dalla liturgia della Chiesa.
Nascono infatti da una antica leggenda legata al culto della Vergine: nel XV secolo, mentre una pastorella conduceva il suo gregge presso la serra di Supersano, le apparve d’improvviso una signora che le chiese di recarsi in paese a chiamare il curato e le assicurò che si sarebbe presa cura lei del gregge della ragazza fino al suo ritorno. La fanciulla chiamò il parroco, il quale accorse sul luogo dove si era verificata l’apparizione e gli indicò il cespuglio dove lei continuava a vedere la signora che il parroco, invece, non riusciva a vedere. Il curato credette comunque al mistero e, ritornato in parrocchia, informò tutti del miracolo. Il popolo si recò presso il luogo dell’apparizione e nel cespuglio, si scoprì un antro e poi una cripta: dentro c’era un altare con una nicchia in cui era affrescata l’immagine della Madonna, con un’iscrizione greco-latina che diceva: “Virgo Manna Coeli”.
Quella grotta, rimasta sepolta, era potuta così sfuggire alle devastazioni dei barbari.
Oggi a Supersano, tra la Chiesa e la Madonna di Celimanna i legami non sono soltanto numerosi e stretti: sono essenziali, sono intessuti dal di dentro. Questi due misteri sono più che solidali: si può persino affermare che essi sono un unico mistero, vivibile anche durante la processione nella quale la Madonna viene portata nella chiesa Madre ove rimane in esposizione per quaranta giorni...NON MANCATE MIK & COLPO
venerdì 17 aprile 2015
"Non lasciar andare un giorno, senza coglierne un segreto. Grande o piccolo che sia. Sogna, Sogna..." Valerio Ceccarelli
mercoledì 15 aprile 2015
Ognuno di Noi ha un albero da abbracciare nei momenti più difficili ..
Ognuno di Noi ha un albero da abbracciare nei momenti più difficili ..
Io quando ho bisogno abbraccio il mio Ulivo..
E vi dedico questa poesia-canzone dell' Amico MINO DE SANTIS Persempre Mik
Arburu Te Ulie
Tortu stratortu,
chinu te nnuti,
arbulu te ulie,
natu qua mmenzu a sta terra russa,
cent'anni prima te mie.
C'abbii na uce cu cunti,
ieu te nchianava susu,
t'ia dumannare te lu sangu meu,
te nonnu ma carusu.
Ulia cu sacciu te quanti furisi
t'ane spruatu sta fronza
e de d'annate vacanti
quannu subisci la mmunda.
E ci putivi cantare la raggia
te d'ommu ca faticava
te sole al sole cu biscia li frutti
a manu a ci cumannava,
ma quanti ucceddi ane fattu lu nidu,
quante storie d'amore
su nate sotta all'umbra toa
quannu la gente scia ‘fore.
A mie me pare ca sentu le uci
te tanti prima te mie…
Fujazza dopo fujazza
quannu lu ientu te ncarizza,
fujazza dopo fujazza quannu
lu ientu te ncarizza.
Ndane passate stagioni,
ndane bruciate ramaje,
te ndave chioppata acqua susu
te sotta ‘ste nuveje.
Quannu eri mazzareddha
ci te nsistiu cu cura
e ieu ca ‘ncora nu sacciu
ci si cascia ci si' ojalura,
e ci cantava la gente,
famme dde melodie,
te femmane ncuvate
ca te cujine le ulie.
Arbulu te ulia
t'anne cattatu
t'anne vinnutu,
a ciunca ha faticatu
te sempre hai 'mpartanutu.
Sattatu susu sta cima
scopru tuttu lu feu,
ma ci te guardu tie
sacciu ci suntu ieu.
A mie me pare ca sentu le uci
te tanti prima te mie
Fujazza dopo fujazza
quannu lu ientu te ncarizza,
fujazza dopo fujazza
quannu lu ientu te ncarizza.
sabato 11 aprile 2015
CREDO NEGLI ESSERI UMANI..
Domenica 12 Aprile si disputerà la 22^ Giornata del Campionato Regionale di Serie C Femminile e la MAGIC VOLLEY GALATINA ( 2^ IN CLASSIFICA A 54 PUNTI ) Guidata dal Mister Andrea Perinelli sarà ospite del Mesagne, mentre la Capolista Brindisi ( 1^ IN CLASSIFICA A 56 PUNTI ) dovrà vedersela contro il Forte Spongano Allenato dal "Mister dei Miracoli" Fabrizio Gloria e allora Aspettando Domani..Buon fine settimana a tutti gli appassionati di Volley del Salento e non..
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