sabato 15 gennaio 2011

ALMENO TRA LE MONTAGNE NON CI SONO....

    ALMENO TRA LE MONTAGNE NON CI SONO...
“Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l’altro s’allontana. 
Oh no! 
Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai; 
Amore non muta in poche ore o settimane,  ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio; se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.”
(William Shakespeare)
 

venerdì 14 gennaio 2011

ERDAL: STORIA DI UN PESCATORE SOLITARIO

Erdal Kaptan, pescatore solitario nato e cresciuto in Turchia, passò tutta la vita tra il mercato del pesce del suo villaggio e le baie del golfo antistante. Dieci miglia quadrate di cui conosceva tutto, i venti, i fondali, i pesci, gli uomini, Erdal conosceva quel pezzo di mare alla perfezione. Ma parlando con lui anche brevemente, diveniva subito chiaro che conosceva molto di più di quel ristretto golfo di natura meravigliosa in cui era vissuto. Aveva una memoria di ferro e un intuito da far invidia a chiunque. La sua opinione, su qualsiasi argomento, era sempre molto personale, diversa da quella della maggior parte degli altri pescatori o dalla maggior parte dei sui connazionali, un’opinione  che poteva sembrare una grande verità o una folle fantasia . Pescava da solo, di notte, nelle acque calme del golfo dove c’è quasi sempre bonaccia per molte ore dopo il tramonto. Usava un metodo difficile, il palamite da roccia, un sottile filo di nylon lungo un centinaio di metri con un amo ogni centocinquanta centimetri. Lo stendeva sui fondali rocciosi ad almeno venti metri di profondità, vicino alle tane di cernie e dentici che avessero superato il peso minimo di un chilo. Una pesca mirata ai soli pesci da scoglio di prima qualità e di buone dimensioni che presentava molte difficoltà e per questo era praticata da pochi. Le cernie, come tutti sanno, sono pesci che passano molto tempo nelle tane, escono per mangiare e subito si infilano nella loro caverna sicura tra le rocce. Tirarle fuori con la lenza dalla superficie, a più di venti metri di altezza, è un’impresa non da poco, figuriamoci con settanta o cento ami attaccati allo stesso filo, quasi impossibile! Erdal diceva che i pesci imparavano a riconoscere ami e lenze e per questo doveva diminuirne le dimensioni, con il risultato che non aveva scelta, doveva migliorare anche lui, doveva diventare più bravo ad ogni stagione. [...]

A quei tempi, per motivi di lavoro, Marco diceva in giro che parlava il turco, ma in realtà sapeva parlare solo con Erdal, anzi era Erdal che sapeva parlare con chiunque. Non parlava le lingue, parlava la lingua, quella di chi vuole comunicare. Arte marinaresca, pesca, culture diverse, filosofia erano tra gli argomenti delle loro lunghe conversazioni. Marco voleva imparare a pescare con i metodi tradizionali e il suo amico Erdal gli aveva insegnato a stendere il palamite dandogli indicazioni molto precise. Conosceva i fondali di ogni centimetro quadrato del golfo: – In quel punto prenderai due cernie, più avanti invece c’è un dentice e ancora più avanti ci sono gli scorfani. – Naturalmente Marco, ancora principiante, non riusciva a prendere tutto, ma le previsioni del pescatore erano sempre azzeccate, come se fosse stato giù, sott’acqua a guardare. Erdal però nuotava solo intorno alla barca per pulirla o per lavarsi, lui non amava la profondità, i fondali li conosceva tramite la lenza, perchè lavorava da solo, concentrato, registrava tutto. Sapeva che quando pescava una cernia, c’era una tana che si era liberata e ci voleva un po’ di tempo prima che un altro pesce si insediasse in quel buco e ancora dell’altro tempo perchè crescesse a sufficienza per essere pescato. Non tornava mai a mettere il palamite nella stessa zona prima che questo tempo fosse passato, così non pescava mai pesci troppo piccoli. Aveva tanto rispetto per tutto e per tutti, ma si infuriava quando vedeva qualcuno inquinare, sporcare o maltrattare i più deboli.[...]

Negli anni in cui frequentava la Turchia, Marco si era quasi convinto che: – Chi è un bravo marinaio è anche una brava persona perchè assomiglia ad Erdal -

Ovviamente non era così e presto disse alla sua amica Sofia che conosceva il pescatore: - Non è l’essere un bravo marinaio che rende Erdal così speciale –

Sofia era una che ti ascoltava per davvero quando le parlavi e allora Marco si prendeva ancora più sul serio: – Si può anche andar per mare a testa bassa, di forza, provocando incidenti e ancora a testa bassa riparare i danni! Bravo marinaio non è sinonimo di brava persona. Navi cariche di schiavi hanno attraversato i mari con successo e lo fanno tuttora, ma i loro capitani non sanno neanche di avercela la coscienza! Erdal è speciale perchè pensa sempre con la propria testa e ha un’opinione personale non influenzata da correnti, culture o religioni, ma solo dalla sua stessa anima con cui ha un rapporto sempre sincero. –

Sofia aveva risposto: – Quando mi siedo al suo fianco, mi sembra che il tempo si fermi. Capisco tutto quello che mi vuole dire anche se non parla. Quell’uomo emana energia, come se avesse un’aura tutt’attorno. La sua anima esce dal corpo e si mischia con la tua. Io non l’ho mai incontrato un altro come lui! E tu? –

Marco tutto serio: – Vediamo un po’. Personaggi privi di preconcetti, capaci di sintetizzare e fare proprie tutte le posizioni costruttive per ottenere un’opinione sempre personale? Rari, ma sì, forse qualcuno. –

Sofia: – Dove li hai incontrati? Qui in Turchia? –

Marco: – No, e questo è l’aspetto interessante, sono nei posti più disparati. – Sofia prese quell’espressione che aveva quando si accingeva ad ascoltare, e Marco si sentì di nuovo in diritto di prendersi sul serio:

- Girando per i mari e i continenti del mondo, quello che mi ha colpito di più non sono le diverse culture o usanze, non le diversità dei popoli con suggestivi vessilli e dialetti che, per quanto affascinanti, possono diventare i loro propri limiti, ma le affinità che ho trovato tra gli individui che non si sono lasciati influenzare. La loro opinione spesso assomiglia a quella di altri individui che a loro volta hanno un’opinione personale e che si trovano in posti lontani, ma hanno anch’essi un rapporto sincero con la propria coscienza. – Arrivò Erdal e si sedette al loro fianco.

Sofia subito chiese: – Cos’è la coscienza? –

Guardando i due con un sorriso, il pescatore disse: – E’ tutto! -  poi continuò: – Contiene tutto ed è presente in tutto, nella solida pietra, nella terra fertile, vedete quella pianta? –

indicò una pianta grassa di aloe. – Ha già capito che stiamo parlando di lei! – gli aculei delle sue foglie sembrarono muoversi quando il pescatore le indicava. – Nei pesci e negli animali ce n’è ancora di più! –

Gli veniva una faccia da bambino e sorrideva con gli occhi piccoli piccoli, quando parlava della natura.

Poi si fece serio: – Solo noi esseri umani però, possiamo scegliere cosa farne della nostra coscienza. –

Ancora più serio, cupo: – Un puntino irriconoscibile intrappolato tra i pensieri confusi di persone materialiste, capaci di distruggere anche il mondo in cui vivono? –

Sofia pensierosa: – Oppure un’aura di saggezza che si espande dal corpo di persone che sanno chi sono? – Erdal sorrise di nuovo.

Marco disse: - Certi non ce l’hanno proprio per niente! -

Erdal: – No, ti sbagli, mio giovane amico, tutti sentono la coscienza, e come non sentirla! –

Marco: – Ma…allora? –

Erdal: – Fanno finta, la sentono, ma non l’ascoltano. Quelli che fingono di non avere una coscienza sono esseri abominevoli, ma spesso, per fortuna non sempre, raggiungono svariate posizioni di potere grazie alla loro innata avidità e capacità di influenzare il prossimo. –

Marco: – Ok, adesso capisco! –

Erdal: – Poi ci sono quelli che hanno un rapporto di comodo, che mentono a sè stessi, e sono moltissimi. Brave persone, ma purtroppo confuse e  manovrabili come burattini grazie alla loro insicurezza. -

Sofia: – Ooh di questi ce ne sono tanti dalle nostre parti! –

Erdal: – Lo so, sono ovunque! Ma ci sono anche quelli che provano ad essere sinceri nonostante sia un cammino in salita, in costante conflitto con le forze limitanti che ho appena descritto. Le persone che si impegnano a guardarsi dentro con onestà sono quelle di cui ti puoi fidare. Esseri umani generosi e intuitivi che non smettono mai di crescere e di imparare cose nuove. –

Sofia: – E se ce la fanno? –

Erdal: – Quelli che riescono ad essere veramente onesti con se stessi, mettono le basi per migliorare il mondo. Hanno grandi capacità di adattamento, autosufficenza morale e materiale, grande generosità, ma soprattutto costante evoluzione! –

Marco: – I saggi però perdono spesso la libertà e anche la vita! –

Erdal: – Per mano degli avidi potenti o tramite il voto dei loro burattini insicuri! –

Marco: – Socrate. –

Erdal: – Galileo. Ha avuto vita dura anche lui. -

Marco pensò: – Ma come fa a sapere tutto? –

Sofia disse: – Martin Luther King. –

I tre guardarono il cielo rattristati, poi Erdal terminò: – E tanti altri potremmo aggiungere a questa lista, ma raggiunti tali livelli di saggezza, l’ego e anche la morte non sono più un problema! -

Erdal: - Ascoltate allora sempre della buona musica. La musica fa bene al cuore e all' anima diceva Platone e non aveva ancora ascoltato i BEATLES..

BUONA CONTINUAZIONE By COLPO DI TACCO

 

L’immagine è una cartolina postale inviatami da un altro amico pescatore della stessa zona che si firma Alì Tuna
                                          ADDIOPERORA MIK

mercoledì 12 gennaio 2011

2 Tigri non sono mai da sole..

2 TIGRI NON SONO MAI DA SOLE
Quando l'amore vi chiama, seguitelo.
Anche se le sue vie sono dure e scoscese.
e quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui.
Anche se la sua lama, nascosta tra le piume vi può ferire.
E quando vi parla, abbiate fede in lui,
...
Anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poiché l'amore come vi incorona così vi crocefigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Tutto questo compie in voi l'amore, affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore e in questa conoscenza farvi frammento del cuore della vita.
Ma se per paura cercherete nell'amore unicamente la pace e il piacere,
Allora meglio sarà per voi coprire la vostra nudità e uscire dall'aia dell'amore,
Nel mondo senza stagioni, dove riderete ma non tutto il vostro riso e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.(...)

Kahlil Gibran

giovedì 6 gennaio 2011

Jovanotti - Tutto l' Amore che Ho


...E ho visto cose riservate ai sognatori,
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo,
ed ho commesso tutti gli atti miei più puri.

Considerando che l'amore non ha prezzo...
lo pagherò offrendo tutto l' AMORE CHE HO..

GRAZIE LORENZO BY MIK


sabato 1 gennaio 2011

Chi trova il proprio talento non lo spreca mai

                                                                             1/1/11 


Oggi vi racconterò una storia..
Il protagonista è un ragazzo che sognava di suonare la chitarra.
L'avventura comincia la mattina del suo 14esimo compleanno..quando gli regalarono una chitarra..che colpo di scena, era veramente bella, ma piena di corde.
Il ragazzo le sfiorò con le sue dita timide e ne fu respinto
Allora le toccò con più vigore: la chitarra emise un gorgoglio ottuso che non aveva niente da spartire con il mondo di suoni che lui sentiva dentro.
Avrebbe fatto meglio ad andare a lezione di musica.
Ci andò.
Aveva imparato da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso per molto tempo significa che non è più un'illusione, ma un segnale che ti sta indicando la tua missione nella vita.
Cucinare spaghetti, fare calcoli, riparare orologi.
Ciascuno ha la sua e l'errore consiste nel credere che una sia più importante dell'altra, solo perchè non tutte procurano fama e denaro.
Ci sarà pure una differenza tra chi ripara orologi e chi viene chiamato a riparare il mondo.
Nel giudizio degli uomini, non in quello dell'universo, se entrambi infondono nella propria opera il senso di un'esistenza.
Il ragazzo era sicuro che la sua missione consistesse nel tirare fuori dalla pancia quei suoni.
E come si comportò a lezione?
Non apprese nulla purtroppo.
Allora ci ritornò e fu ancora peggio.
In questi casi è sempre meglio smettere.
Il ragazzo disse mi arrendo, il mio sogno era falso, non ho alcun talento per la musica.
Nascose la chitarra in un baule e accese a radio per impedirsi di pensare.
Venne invaso da un suono semplice e nuovo che riecheggiò nella sua anima.
All'epoca lo chiamavano skiffle ma era già il rock.
Il ragazzo riaprì il baule,abbracciò la chitarra e provò il primo accordo.
In quel momento capì che per sapere se un sogno è giusto bisogna prima rinnegarlo, affinchè la vita te lo restituisca per sempre con una rivelazione improvvisa.
E una volta compreso il suo talento, in quale modo lo sprecò?
Chi trova il proprio talento non lo spreca mai.
Quel ragazzo si chiamava John Lennon.

John Lennon Tribute - Strawberry Fields Forever